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Categoria ‘ Musica Punk

Misfits – Scream!

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Ebbene, come non fare, prima o poi, una recensione di un video dei Misfits? Ho scelto un video dei “nuovi” Misfits, forse più accessibili al grande pubblico, ma non è detto che tra poco non recensisca anche qualcosa dei “vecchi” Misfits (quelli che preferisco). Ma andiamo con ordine.

I Misfits, idoli e dei del punk, fondatori di un particolarissimo sottogenere del punk, gruppo dalla storia trentennale che nonostante non scriva praticamente più nulla di nuovo da anni (credo troppi) continua a riempire locali su locali (e io in uno di questi c’ero! *me si bulla di ciò*). Come dicevo, con i Misfits e il loro primi lavori, siamo alla fine degli anni ‘70, pensate un po’, nasce un nuovo genere: l’horror punk. Essenzialmente una variante dell’hardcore punk (che gli stessi Misfits hanno contribuito a inventare e fissare), le cui tematiche vertono ovviamente sull’horror, con conseguente adattamento del look. Zombie, alieni, mostri, cadaveri, teschi e compagnia bella sono all’ordine del giorno per i Disadattati (questa la traduzione del loro nome).

Quelli che propongo nel video sono i Misfits riformatisi nel 1995 per volontà di Jerry Only, l’inossidabile bassista con la pettinatura tipica dei Misfits sul cranio (diciamocelo, ormai ben poco popolato) da qualche decennio. So che voi tutti morite dalla voglia di ingellarvi un ciuffino che parta dalla fronte e arrivi fino al mento, nevvero?

Qui vediamo il video di Scream!, singolo tratto da Famous Monsters, del 1999.  Come vedete il look della band è dei più inquietanti, e per girare questo video zombie-style si sono affidati a mister Zombie in persona, il mai troppo amato George A. Romero, il regista della pentalogia sugli zombie (Night of the living dead, Dawn of the dead, Day of the dead, Land of the dead, Diary of the dead, consigliatissimi tutti), che il gruppo aveva già elogiato con altri pezzi ispirati ai suoi film.

Vediamo il gruppo zombificato che rincorre e sgranocchia il personale ed i pazienti di un ospedale, con quel gusto del macabro che li ha sempre accompagnati e ne è diventato il marchio di fabbrica. In saecula saeculorum. Amen.

Ramones – Blitzkrieg Bop (Hey Oh Let’s Go)

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“Blitzkrieg Bop”, nota ai più come “Hey Oh Let’s Go”, è una delle canzoni più famose dei Ramones. Usci nel 1975 in America, per poi approdare nel Regno Unito l’anno successivo. Questa canzone è il primo singolo ufficiale dei Ramones ed è contenuta nel primo album del gruppo (“The Ramones”).

La celebre canzone si apre infatti sul celebre motivetto “Hey Oh Let’s Go” diventato ormai un rito nelle partite di baseball americano. E’ il classico motivetto che hanno ascoltato e magari canticchiato tutti almeno una volta.

Nel 2005 la famosa rivista musicale “Rolling Stone”, pubblicò un elenco delle migliori canzoni della storia della musica. Questo elenco comprende ben 500 canzoni in totale e la qui presente “Blitzkrieg Bop” si ritrova in una posizione di tutto rispetto al numero 91.

La canzone parla essenzialmente della guerra lampo condotta dalla Germania nella seconda guerra mondiale. E’ da ciò infatti che prende il titolo. In tedesco infatti la chiamavano “Blitzkrieg”. La canzone venne scritta da Tommy Ramone (il batterista), mentre il titolo venne scelto dal bassista Dee Dee Ramone.

Inutile dirvi quante cover e utilizzi vari sono stati fatti dalla canzone. Giusto per citarne alcuni “Blitzkrieg Bop” venne usata nei giochi Tony Hawk’s Pro Skater e Rock Band. Compare come colonna sonora nei film: Detroit Rock City, Final Destination 3, Jimmy Neutron ecc. E’ presente in varie serie televisive e in un episodio dei Simpson.

Tra le varie cover bisogna citare quella di Rob Zombie, i Green Day, Jim Lindberg dei Pennywise e naturalmente la versione cantata dal bassista Dee Dee Ramones.

Il video girato per l’occasione è una sorta di live, dove ad inizio canzone una gremita folla di fans intona a gran voce “Hey Oh Let’s Go”. Nella folla si notano fans alquanto atipici come un indiano e un pupazzo.

Enrico Ruggeri – Punk (Prima di te)

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Se conoscete Enrico Ruggeri solo come il cantautore che cantava qualche anno fa Primavera a Sarajevo (la balalaika… la balalaika…), oppure come conduttore de Il bivio, di Ruggeri sapete molto poco, sicuramente non abbastanza.

Sono stato punk prima di te,
sono stato più cattivo
io. Suonavo l’heavy metal quando tu
eri chiuso nell’asilo.

Dovete sapere che Enrico nasce e cresce all’interno del punk. Prescindendo dai suoi gruppi giovanili, il primo progetto di una certa entità che lo vede come cantante sono i Decibel, con i quali scrisse pezzi che sono diventati poi alcuni dei suoi cavalli di battaglia, come Contessa (non è quella dei Modena City Ramblers! Che poi anche quella è una cover…) e Vivo da re. Le versioni che conosciamo dei suoi pezzi di questo periodo sono principalmente quelle reinterpretate negli anni da Ruggeri stesso, che non ha mai rinnegato il suo passato punk.

Questo brano ne è un esempio, ben lungi dal passare come cantautore per brave famiglie, ci racconta il suo passato, con qualche immagine che si rivela piuttosto chiarificatrice:

Ho lasciato a Jimmy il gioco della lama
e qualcuno gliel’ha spinta in fondo.
Ogni notte sento Jimmy che mi chiama;
io me lo ricordo bene il piombo.

Non c’è molto da dire riguardo a questo pezzo, se non l’augurio di godervelo (io lo trovo stupendo) e la speranza di aver fatto conoscere un grande cantautore anche ai metallari più malvagi della terra (e io sono tra questi). Gli assoli e i riff di questo pezzo non saranno forse quelli che troviamo in un disco dei Deicide, ma sono godibilissimi e rimangono in testa come poche altre canzoni. Ogni volta che la sento la canticchio per tre o quattro giorni…

Billy Idol – Rebel Yell

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Non sono solito recensire video di questo genere, ma per Billy Idol con Rebel Yell posso fare un’eccezione. La canzone, contenuta nell’album che porta lo stesso nome, è del 1984, ma raggiunse il successo solo nel 1985, quando con una re-release raggiunse la posizione numero 6 nel Regno Unito, mentre con la release originale dell’84 non riuscì nemmeno ad entrare nella Top 40 (non avrà però uguale fortuna negli Stati Uniti, nemmeno con la seconda release).

Il titolo significa letteralmente “Grido Ribelle”, e l’idea per tale titolo venne a Billy quando vide tre dei componenti dei Rolling Stones che si scolavano una bottiglia di whiskey marca Rebel Yell. Questo nome lo colpì particolarmente e decise allora di costruirci intorno il testo della sua canzone.

Nel video vediamo semplicemente Billy Idol che canta questo pezzo di fronte ad una folla urlante (se guardate bene alcune facce sono davvero inquietanti: saranno gli anni 80 che non perdonano?) insieme alla sua band, in particolare il chitarrista che porta l’originalissimo nome di Steve Stevens, co-autore del brano insieme a Billy.

A mio parere l’intro del brano è molto bella, e al contrario di quanto si possa pensare ascoltandola è suonata solamente con la chitarra, senza l’ausilio della tastiera: complimenti a Stevens.

In ultimo vorrei segnalarvi, tra la marea di cover di cui questo pezzo è stato oggetto, quella dei Drowning Pool (su Youtube si trova subito il video), a mio parere molto ben fatta e particolamente energica.

Nofx – Franco Un-American

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I Nofx sono una delle più famose band di hardcore punk ancora in attività. Nonostante non abbiano mai firmato con una Major discografica e si siano sempre rifiutati di farsi trasmettere da MTV, godono di notevole fama, vendendo oltre 6 milioni di dischi in tutto il mondo.

La canzone che volevo recensirvi è Franco Un-American. Si tratta di una canzone molto sarcastica che tratta i più svariati problemi americani, non lesinando attacchi all’attuale (il mandato sta scadendo fortunatamente) presidente degli Stati Uniti D’America ovvero George W. Bush.

Nella canzone vengono menzionati problemi abbastanza attuali come il riscaldamento globale, i presunti luoghi radioattivi sparsi per il territorio, la guerra in Iraq, i diritti degli animali, la globalizzazione, Michael Moore (il Beppe Grillo americano) e i fast food.

Il video è molto carino, è fatto tutto in stile cartone animato dove appunto compaiono le varie cose elencate sopra, possiamo notare un simpatico Bush con il sigaro, Michael Moore con uno stereo sulla spalla, un paio di converse nere ecc ecc.

Verso la fine del video si notano due stati come Canada ed Australia, essi potrebbero essere delle vie di fuga secondo la canzone. Ma in realtà cosa cambierebbe fuggendo dall’America? Probabilmente Niente.